Un così lungo messaggio

foto sfocata di me e il mio amico

– È strano come le nostre vite cambieranno da ottobre. –

È stato il messaggio che ho inviato a un amico che non vedo da tempo. Rileggendolo ho pensato a quanto fosse stupido. Anzi, rileggendolo ho pensato a quanto la mia parte più intima, più letteraria (quella che avevo iniziato a esplorare qui) si fosse esposta. Se parlo di “parti” di me è perché la mia psicologa (cognitivo-comportamentale, ovviamente) mi fa a pezzetti. E io rimango scomposto, davanti allo specchio a non riconoscermi nella mia immagine.

La parte saggia (quella con il nome più odioso) dice alla parte letteraria di cancellare il messaggio. Ribellione (insolita!) della seconda che continua ad esporsi con un – in realtà la mia vita è già cambiata. Non sto più con O.M. da quasi un anno. Ho capito di essere più adulto e maturo dei miei genitori. Ho iniziato un blog di cui non ho parlato a nessuno e ho persino cercato di pubblicizzarlo in modo occulto su Reddit. Leggo un sacco, davvero tanto per me.

Ho deciso (da ieri) dopo almeno 5 anni di non guardare più la porcheria di YouTube che mi permetteva di dormire e di staccarmi la testa (o staccarla a quella invadente della mia parte over-thinker) riempendola di liti tra canali di 1000 utenti. L’ho deciso perché è morta la D.M., la regina del dissing e io ancora non posso crederci. Solo O.M. sapeva di questo mio guilty pleasure youtubico. Me ne vergogno, ma a lei l’ho dovuto confessare. E ora, neanche quel segreto ci terrà uniti.

Faccio sport in modo costante da un anno. Forse diventerò uno di quei grossi soli e disperati che fanno video su TikTok pontificando su come un tizio esegua bene o male i chin-ups, su come certi alimenti facciano bene e siano il male, su come la loro vita abbia un senso per la palestra, con la palestra e nella palestra (bro, non sostituire “la palestra” con “Cristo”, davvero non lo fare). In fondo, solo e disperato lo sono già.

Vorrei venirti a trovare, I. [nome dell’amico a cui è diretto il messaggio]. Ma i voli per il Senegal costano un sacco. Ma alla fine non è nemmeno quello il problema. Il problema è che ho paura che tu non mi riconosca. Non è vero, io sono troppo bravo a simulare e tu mi conosci troppo poco. E poi quando ci siamo conosciuti io stesso mi ero estraneo (non che ora mi conosca, ma almeno provo a fare la mia conoscenza e non la conoscenza di ciò che gli altri vorrebbero che io sia).

I. seduto in un ristorante al Lac Rose in Senegal
I. seduto in un ristorante al Lac Rose in Senegal

Il vero problema è che ho paura che io non mi riconosca nella recita di me stesso che dovrei fare stando con te. Non vorrei più recitare, davvero. Ma tu, e tutti, non mi riconoscereste più, non terreste più a me. Vorrei non più recitare, ma la vita è una grande farsa (pensiero cinico, trito e ritrito (oddio, Pirandello! Fammi cancellare ciò che ho appena scritto) che però in questo momento infoltisce le righe di questo messaggio e se mi è venuto in mente, una sua dignità ce l’avrà e chi sono io per cancellarlo?).

È strano, I., come le nostre vite cambieranno da ottobre. Io in Grecia, tu non più studente, ma insegnante. Forse troverai una moglie. Forse sarai felice. Forse abbandonerai il tuo pensiero di finire il dottorato e diventare un professore universitario. Forse ci hai già rinunciato quando hai capito che nonostante tutti i favori che hai fatto a quella gente, a nessun professore conviene aiutare un Serere brillante e povero che viene da un villaggio sperduto del Senegal.

Forse, finalmente, esploderà la tua rabbia nascosta, la tua rabbia di classe, la rabbia di chi ha sempre abbassato la testa sorridendo. Ti prego, scrivimi se accadrà. Io sarò dalla tua parte, con tutte le mie parti: quella saggia, quella letteraria, quella pragmatica, quella astratta, quella overthinker, quella bambina e tutte quelle in cui mi devo ancora spezzettare senza riuscire più a riunirmi, per conoscermi. Lo so, per te la terapia è roba da europei (cioè da matti) e magari hai ragione tu.

Ma se è strano come le nostre vite cambieranno da ottobre, sappi che è normale scriverci messaggi vuoti sentendo la nostalgia delle vite che abbiamo vissuto e di quelle che avremmo potuto vivere come amici se io fossi rimasto in Senegal, se tu avessi potuto rimanere in Italia. Ora che amici non siamo più. Ora che manco più ci conosciamo. –

Invio.

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