Elenco di fatti

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dalle note del mio cellulare

Fatti. O se volete usare il trend di TikTok – Sputo fatti –. Che poi su chi li dovrei sputare se nessuno mi legge? Sputo in cielo, mi ritorna in faccia. Comunque, fatti. E magari qualche pensiero annesso. Perché non ho altro da offrire in questo momento. Non riesco a scrivere altro. Anche leggere mi è diventato impossibile. La mia mente è annebbiata da pensieri che si fondono, si rimischiano e si compenetrano con il suono delle parole che leggo da La nausea di Sartre. Libro che non potrebbe essere più azzeccato, per questo periodo della mia vita. E forse per questo, libro che mi viene impossibile leggere in questo periodo della mia vita.

Quindi fatti, e ora inizio per davvero l’elenco. Fatti che, come pietre in un fiume, danno un’illusione di stabilità nel flusso. Sassi che verranno levigati, trascinati, fatti cozzare e ridotti in polvere dal tempo. Fatti dalle note sul mio cellulare riportano le seguenti informazioni:

  • Fleming station. Ovvero la stazione della metro alla quale mi devo fermare domani per il mio primo giorno di lavoro. Nessuna emozione a riguardo. Se fossi almeno in ansia, se provassi almeno qualcosa di vivente. Invece vuoto. Sensazione di irrealtà. Unici due pensieri a riguardo: – Perché sono finito a Salonicco? – e – Fleming non è quello della penicillina? –.
  • Dentifricio. Ovvero la mia lista della spesa. L’ho rubato per quattro giorni al mio coinquilino, ma oggi mi sono ricordato di comprarlo. Nota eliminata.
  • Era la colla che teneva appiccicate tutte queste identità. Un punto fermo, mentre la terra gira. Pensiero rivolto a O. La sua mancanza mi lacera: i racconti attraverso riconoscevo me stesso, le mie identità passate si sfaldano. Mi rendo conto che la frase sul punto fermo è una ridicola, svilente, ma (a mia discolpa) inconsapevole citazione di Battiato. E, come vedete, anche ora, su questa pagina, con un’inutile riflessione sulla possibile genesi inconscia di una metafora, sto sviando dal problema. Ma che fare? Scriverle? Sono lontano. E poi sono stato io a scegliere di prendere carta e penna e scrivere un nuovo racconto di me. Mi sono accorto tardi che mi mancano l’ago e il filo per riuscire a cucirmi anche quest’ultimo foglio sulla pelle.
  • Skàse = stai zitto. In greco. Subito dopo: blagodaryà = grazie. In bulgaro. Combinazione azzeccata. Nella stessa nota, dialogo tra due lingue, due distanze, due viaggi. Potrei andare avanti a cercarne di sviscerare il senso, ma qualcosa nel mio inconscio mi consiglia: skàse, blagodaryà.
  • Minuetto. “E la vita sta passando su noi, di orizzonti non ne vedo mai. […] Minuetto suona per noi, la mia mente non si ferma mai”. Nota che mi riporta a tre cose. 1. La metafora della vita come il tempo scandito dal passaggio del cielo (e quindi dalla rotazione della terra). Che mi abbia ispirato per quella frasetta sul “punto fermo” in cui prima ho riconosciuto un’implicita citazione a Battiato? In ogni caso, in questa canzone di Mia Martini, la metafora di Califano è senza dubbio più efficace. 2. La vita ci passa sopra le teste: non ci appartiene, ci supera. Gli orizzonti, il senso ultimo, il destino, ciò a cui tendiamo è imperscrutabile. 3. La mia mente non si ferma mai. Niente da aggiungere.
  • cap 54621. Nel caso in cui voleste venire a trovarmi.
  • Cose su cui scrivere. Il tempo in l’Evento. Il fatto che mi piaccia solo quello in cui mi rispecchio. Perché uso le citazioni. Speranza cristiana. Mi piacciono i libri corti. Un articolo più leggero. Gli anni è palloso come questo blog. Tutti spoiler, forse. Strade, percorsi di scrittura che un giorno percorrerò, o che rimarranno conficcate per un po’ nella mia memoria. L’unico commento significativo, per ora, è che spero di riuscire a scrivere al più presto il penultimo della lista.

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