Old without a cause

Frame di aperture di Gioventù bruciata (Rebel without a cause)

Mercoledì sera, dopo cena, alle ore 21:00 per la precisione, sono andato al cinema con mia figlia Vanessa a vedere il mio film d’infanzia preferito: Rebel without a cause. Siamo arrivati 5 minuti in anticipo, ci siamo seduti nelle prime file, come facevano quelli della Nouvelle Vague. Vany ha preso i pop-corn. Mi preoccupa, questa mia creatura… non si lava troppo i capelli e si veste sciatta. Ha quarant’anni e passa i mercoledì sera ad accompagnare un vecchio come me al cinema. Gliene sono grato, ma dovrebbe andarci con qualche uomo, non credi? E invece pensa solo al suo lavoro di capo commessa al Μασούτης e ai suoi vecchi. Si è fatta una coda per rendere i suoi capelli unti presentabili, ma il risultato la fa sembrare ancora più stempiata e sporca. Forse mi preoccupo troppo. Forse non è depressa come credo. In ogni caso, sono felice che mi abbia accompagnato. Era il mio film preferito, e ho bisogno dei miei ricordi per sentirmi ancora vivo. Lascia il cellulare, si volta, e mi sorride. Ha gli occhi di sua madre, ma le borse, sotto, sono mie.

Mi infilo due snus per arrostire le mie gengive ed entro. In sala, c’è puzza di vecchio. Speravo di trovare qualche appassionata di cinema, possibilmente sovrappeso o sottopeso (solo un po’). Una di quelle che si possono rimorchiare facilmente con due speculazioni banali sul significato profondo di sto film vecchio settant’anni. Ma arrivo in ritardo e di ragazze sotto i sessanta neanche l’ombra. Mi siedo a cazzo, in mezzo alla sala, solo per il gusto di dare fastidio a qualche ottuagenario: una silenziosa vendetta. Gli snus iniziano a fare effetto. Forse è meglio così. Forse non cercavo davvero compagnia. Dopo 15 minuti mi rendo conto che il film, il grande classico della storia del cinema, è uno schifo. Cercarci anche solo un pregio mi fa venire in mente tutto il tempo che ho passato a farmi piacere la letteratura latina, o quella pre-novecentesca. Sforzi inutili. Ormai ho fatto pace con il mio egocentrismo: l’arte mi piace se mi ci specchio. E come si fa a riflettersi in una sezione minorile di polizia in cui gli sbirri trattano i criminali come gli psicologi i pazienti? Dopo la prima scena, provo a chiudere gli occhi, sprofondare nella poltrona e godermi la mia botta nicotinica.

È finito il primo tempo e sono pronto ad alzarmi per andare in bagno. Da tempo, la mia vescica non è più quella di una volta. Vany si propone di accompagnarmi: è gentile, ma mi farebbe sentire umiliato e le dico che preferisco andarci da solo. Mentre mi sforzo per fare qualche goccia, le scene del film mi passano davanti agli occhi. La gita all’osservatorio, la chicken run, il padre di Jim… sono stato anch’io un padre debole? È colpa mia se Vany ha occhi così tristi? Sono le mie borse a spegnerli? Eppure ho sempre cercato di essere un buon esempio, di seguire le regole e il buon senso. Io una lotta con i coltelli non l’avrei mai accettata. La violenza è sempre sbagliata e anche Jim lo capirà, crescendo. Certo, essere ribelli, entro certi limiti, fa parte della gioventù. Anche io da adolescente, sentendomi James Dean, ho fatto qualche pazzia. Quando mi feci l’orecchino di nascosto, mia madre andò su tutte le furie! E pensare che per qualche ragione lo tengo ancora ora: una perla nera. Non so. Forse questo pensare ai miei errori paterni è solo un’altra forma di nostalgia. E la nostalgia è la più grande suggestione. Ripensandoci, Vany ha sempre avuto quello sguardo spento, fin da quando era bambina. È la sua indole, non una mia responsabilità. Se non fossi stato un buon padre, non sarebbe qui con me ora. Torno a sedermi e mi accoglie con un sorriso. Se solo si lavasse di più i capelli…

Scena di Gioventù bruciata (Rebel without a cause) in cui il protagonista Jim ha una lite violenta con il padre.

Al cinema non si può dormire, soprattutto se uno non dorme da mesi. E poi questa merda di film mi ha fatto venire un’idea. Che sia il machismo la soluzione? Che debba iscrivermi a boxe? Che basti finalmente abbandonarmi a quella voce che vuole distruggermi per combattere l’insensatezza dell’esistenza? So quanto quest’idea sia da coglione. Ma non è meglio parlarne piuttosto che soffocarla? Sia chiaro, io non sono Jim. Mi aspettavo che davvero la sua ribellione non avesse una causa, mentre è chiaro dalla prima scena che sia solamente la banale reazione alla debole figura paterna. Per me è diverso. Il mio è un rifiuto totale della vita. Io sono pronto a picchiare i miei fratelli, a fare a gara a chi si uccide per primo, ad arruolarmi e sacrificarmi per l’igiene del mondo. Per chiudersi nell’abitacolo di un carrarmato, passare sopra i corpi del nemico ricordandosi, in quel caldo loculo, che cosa significhi la fratellanza. Per fottersi il cadavere della violenza, per ritornare a sentire qualcosa. Per ritrovare la mia identità. E prometto che non saranno coinvolti bambini né donne: questo è un gioco da uomini adulti. Quanto ai vecchi, un maglioncino pulcioso mi passa accanto. Occhi bovini, azzurro sincero. Sarà venuto con la speranza di immedesimarsi ancora una volta in James Dean, quando nella sua vita del cazzo la cosa più crazy sarà stata quel ridicolo orecchino al lobo destro. Fuggo dal cinema. Mi infilo due snus per arrostirmi il cervello. Forse è un bene che stia andando tutto a puttane. Almeno per me. Forse un bene che io non diventi vecchio, senza un motivo.

Lascia un commento